Con dolore, usciamo dalla Fnsi. Questo sciopero dei giornali è sbagliatissimo
di Simonetta Cossu e Piero Sansonetti
Domani non escono i giornali. La federazione della stampa ha dichiarato sciopero. Per motivi sacrosanti (il rinnovo del contratto dei giornalisti e la lotta contro la precarietà nelle redazioni, cioè contro la precarietà, che è il grande male prodotto dal liberismo nel mondo del lavoro). Ma se i motivi dello sciopero sono giusti, il giorno scelto per questa protesta è sbagliatissimo. Lo sciopero oscurerà totalmente la giornata pacifista di oggi, e cioè la mobilitazione in tutto il pianeta contro la guerra, e la manifestazione di Roma. Questa giornata di lotta, e questa manifestazione - in occasione del terzo anniversario dell’attacco americano all’Iraq - già hanno subito un boicottaggio pesante, sistematico. Specialmente dai giornali, che in tutti questi giorni non hanno speso una sola parola per informare i lettori (esclusi il manifesto e noi di Liberazione). Ma anche da partiti e sindacati. Quasi tutti i partiti del centrosinistra hanno ritirato l’adesione, tranne Rifondazione e verdi, e alla fine anche i sindacati, Cgil compresa, si sono sfilati. E’ rimasta solo la Fiom, il sindacato dei metalmeccanici che da diverso tempo è abituato a trovarsi solo in molte battaglie (e che tuttavia, recentemente, ha vinto la sua battaglia sul contratto). A questo boicottaggio - in gran parte voluto - si è aggiunto il colpo - non voluto - inferto al movimento pacifista dal sindacato dei giornalisti. Quando abbiamo saputo che c’era il rischio di sciopero nella giornata di sabato abbiamo insistito con i dirigenti sindacali di categoria perché fosse evitato. Probabilmente la scelta della data era stata casuale, ma a un certo punto però ci si è resi conto che lo sciopero andava a punire i pacifisti e si era in tempo per correggere. Non c’è stato niente da fare. Non sappiamo quali siano state le pressioni sui vertici sindacali, ma sono state pressioni potenti e hanno avuto la meglio sulla nostra flebile voce e - crediamo - su quella dei compagni del manifesto. Abbiamo chiesto anche che si decidesse una deroga per i giornali di sinistra, autorizzandoli a scioperare non sabato ma il lunedì successivo, in modo almeno da garantire una informazione minima (perché siamo piccolini) ma c’è stato un rifiuto (perché siamo piccolini). Allora abbiamo chiesto al comitato di redazione (cioè all’organismo sindacale dei giornalisti di Liberazione) di decidere, con un gesto unilaterale, lo spostamento dello sciopero: cioè di fare uscire Liberazione nella giornata di domenica e di esprimere la nostra partecipazione alla lotta contro la precarietà dei giornalisti, nella giornata di lunedì. Il comitato di redazione ci ha risposto con un comunicato nel quale esprime comprensione per le nostre motivazioni, ma dichiara - seppure con sofferenza - di non poter rinunciare allo sciopero. Noi non condividiamo la decisione del Cdr, così come non condividiamo la scelta del sindacato dei giornalisti. Tuttavia non possiamo che adeguarci, ragione per la quale domani non troverete in edicola neppure Liberazione e non riceverete informazioni sulla manifestazione di Roma. E’ possibile che qualche televisione racconti qualcosa, ma solo nel caso che ci siano incidenti. Se, come speriamo, tutto fila liscio, giurateci, sarà silenzio totale. Alcuni dirigenti sindacali ci hanno fatto notare che la nostra protesta è ingiusta, perché non saranno solo i pacifisti ad essere oscurati, ma anche - ad esempio - Berlusconi che parla a Vicenza alla Confindustria (ed è questa la ragione della protesta contro la Fnsi, in questo caso del tutto immotivata, che si è levata da parte di vari esponenti della destra). Abbiamo risposto a questa obiezione facendo notare che la parola “Berlusconi”, nell’ultima settimana (unitamente alla parola Prodi e ad altre parole analoghe) è comparsa sui titoli delle prime pagine dei giornali italiani 1367 volte. La parola “pacifismo” (sempre escludendo manifesto e Liberazione) è apparsa 0 volte. Zero virgola zero. E questa parola aveva una sola possibilità di comparire, ed era sui giornali di domenica, e abbiamo fatto notare che la manifestazione pacifista del 18 marzo non è stata decisa all’improvviso ma era programmata da un anno. Noi siamo tra quelli che non credono che la libertà di informazione sia il conteggio dei minuti concessi in Tv ai dirigenti dei Ds, o del Ccd, o di Rifondazione, o di An eccetera. E neppure, soltanto, consista nella giusta battaglia contro i vari conflitti di interesse che riguardano la commistione di potere economico, mediatico e politico. La libertà di informazione - secondo noi - non è solo la salvaguardia dei diritti dei politici o dei giornalisti: è la difesa del diritto dei cittadini ad essere informati. E in questo senso, in Italia, di libertà di informazione ce n’è pochissima. Pochissima ce n’era prima di Berlusconi e ora è ancora diminuita. Colpire il movimento pacifista, negandogli ogni possibilità di visibilità presso l’opinione pubblica, non aiuta la libertà di informazione. E questo - francamente - un po’ ci indigna. Ieri sera ci abbiamo pensato bene a tutte queste cose e abbiamo deciso, seppure con un certo dolore, di uscire dalla Federazione della Stampa, cioè dal sindacato al quale apparteniamo da moltissimi anni.
20 marzo 2006
lunedì, marzo 20, 2006
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